Non so se conscete Paolo Nori. A me l’ha fatto conoscere la mia amica Ilaria, che mi diceva che c’è questo scrittore che organizza corsi di scrittura e mi sono detta “Ah bè figo!” E poi vabbè oltre al corso, Paolo Nori scrive. Scrive principalemtne di letteratura russa e mentre parla di letteratura russa parla anche di sè. Parla delle sue considerazioni sui testi ma anche della sua vita, di come è venuto a conoscere un determinato scrittore, del suo incidente di auto, della sua ex moglie, di sua figlia… Ecco lui scrive e parla e me piace un casino. Paolo Nori è particolare perchè scrive come parla. Non si fa dei problemi di scrivere bene o di pensare a un sinonimo per dire qualcosa. Lui scrive quello che gli viene in mente e se dovesse recitare quello che ha scritto sarebbe come sentirlo parlare e non leggere. Questo mi da’ una freschezza incredibile, mi dice che alla fine uno può scrivere come vuole senza usare per forza un linguaggio ricercato. Da quando l’ho conosciuto ho cambiato modo di scrivere. Lascio che il flusso di pensieri si sbrogli senza eccessive complicazioni lessicali. Che libertà, anche questa è forse libertà di espressione? Paolo Nori mi ha fatto poi scoprire la letteratura russa che è una figata. Quando leggo i russi riesco proprio a farmi prendere e a lasciarmi trasportare dalle cose. Nori dice che lui non è esperto di letteratura russa perché è come dire di essere esperti della vita e della morte. Ci ho pensato tanto e solo da poco ho capito cosa intende dire. Cioè che i russi parlano della vita e della morte, parlano delle cose che ci capitano da vivi, dai sentimenti d’amore, all’odio spietato e, alla fine, parlare di quello è parlare della vita e allo stesso tempo della morte. Non so come dire cioè non so dirlo in altro modo e penso che Paolo Nori non faccia di meglio. Forse è solo leggendoli che riesci a sentire questa cosa, sì, sarà quello.
